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| ( Il campo di San Benedetto uno dei primi teatri del Fabriano Basket in una foto di qualche anno fa) |
TESTO DI STEFANO BALESTRA
Dalla storica riunione a casa Bartocci fino alle prime cariche direttive: ecco come nacque la gloriosa realtà della pallacanestro fabrianese.
Probabilmente in quel lontano 7 settembre 1966 — quindi sessant'anni fa — Carlo Bartocci, Gianfranco Ballelli, Francesco Frigio, Piero Chiorri, Giancarlo Fantini e Giuliano Guerrieri, che posero le pietre miliari del Fabriano Basket, non avrebbero mai immaginato che la loro creatura, da lì a meno di tre lustri, sarebbe salita sul palcoscenico dell'élite del basket nazionale. La squadra arrivò persino a ospitare tra le sue fila atleti destinati a vestire la casacca della Nazionale o provenienti dal magico mondo della NBA americana, con al dito l'anello simbolico del titolo di "campioni del mondo", come amano definirsi gli americani inventori di questo magnifico sport.
L'epopea del Fabriano Basket, dalla sua
escalation fino alla scomparsa, per certi versi ricalca quella dell'economia
cittadina: nessuno avrebbe mai pensato che, oltre alla carta dalle tradizioni
ultrasecolari e agli elettrodomestici (settore per cui Fabriano poteva essere
considerata una sorta di Silicon Valley), la città avrebbe fatto parlare di sé
anche per il basket.
Fabriano, definita agli albori della militanza
in Serie A la "Cantù delle Marche", è stata per anni tra le più
piccole città salite al proscenio dei massimi livelli del basket italiano.
Certamente dal 1966 — quando un fabrianese su 5.000 sapeva cosa fosse la
pallacanestro — o dal '78, quando il Fabriano Basket militava ancora in Serie
C, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. La pallacanestro a Fabriano è
stata un vero e proprio fenomeno sociale di massa, espressione di quella
"fabrianesità" che ha portato diversi abitanti della città della
carta ad affermarsi sia nel sociale che nello sport. I Merloni dell'economia,
nel basket, si chiamavano Sonaglia, Valenti, Servadio: figli illustri della
pallacanestro made in Fabriano che, nelle sue tante stagioni in Serie A,
ha richiamato centinaia di migliaia di spettatori sulle gradinate dei due
palazzetti in riva al Giano.
La storia dello sport fabrianese, come riportato nel libro Fabriano & il Basket scritto dal compianto amico Sandro Petrucci, ha una data ben precisa scolpita nella memoria: il 7 settembre 1966. Quella sera, in un’atmosfera carica di entusiasmo e visione per il futuro, si pose la pietra angolare di quella che sarebbe diventata una delle realtà più amate e gloriose della pallacanestro marchigiana e nazionale: il Fabriano Basket.
La prima riunione a casa Bartocci
Mentre i primi atleti muovevano i passi fondamentali sul parquet, il motore organizzativo viaggiava a ritmi serrati. Per formalizzare l'ambizione di creare una compagine societaria solida, il gruppo dirigente si diede appuntamento nell'accogliente abitazione del disponibilissimo Carlo Bartocci.
Nel corso della serata vennero subito definite le cariche operative per affrontare la prima stagione:
● Presidente: Carlo Bartocci
● Vice
Presidente: Gianfranco Ballelli
● Segretario: Francesco
Frigio (proprietario dell'unico pallone a spicchi presente in città e,
successivamente, fondatore di una discreta scuola di arbitri e ufficiali di
campo a Fabriano e zone limitrofe)
● Cassiere: Piero Chiorri
● Direttore Tecnico: Giuliano Guerrieri (che aveva dentro il "fuoco sacro" della pallacanestro)
● Accompagnatori: Giancarlo
Ballelli e Giancarlo Fantini
I Pionieri Fondatori
Oltre ai membri del direttivo, alla riunione partecipò un gruppo di pionieri spinti dall'unica e pura passione per lo sport, pronti a dedicare tempo ed energie alla nuova creatura sportiva. Tra i presenti figuravano: Giancarlo Ballelli, Ezio Scarafoni, Giuseppe Mezzanotte, Mauro Chiorri, Giorgio Paraventi, Sergio Gatti, Otello Moscoloni, Alberto Grimaccia e Nino Paleco.
Seguitissimi erano i tornei estivi organizzati dai bar, disputati "all'ultimo sangue", dove ogni partita che vedeva protagonisti più o meno ufficiali della pallacanestro cartaia era un derby stracittadino con un agonismo esasperato. Il dado era tratto: erano le stagioni delle partite nei campi all’aperto, delle canotte di lana (anche d’estate) con i numeri tenuti fermi da una spilla da balia. Canotte su cui campeggiava successivamente come sponsor il Salumificio Fabrianese, motivo per cui i tifosi avversari, in maniera goliardica, etichettavano simpaticamente i nostri giocatori come "salami".
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| ( Il PalaGuerrieri ora al centro di una complicata ristrutturazione, così come era agli albori, quasi una cattedrale nel deserto) |
Negli anni del boom, dopo l’approdo in Serie A, c’era un canestro in ogni rione, in ognuna delle tante frazioni fabrianesi, all’ombra dei campanili, nei campetti parrocchiali o un semplice canestro attaccato al muro nell’aia di casa o di una via dove giocavano tanti ragazzi desiderosi di emulare i loro idoli in canottiera. Fu persino organizzato da Gianni Quaresima, una delle voci del basket fabrianese, un partecipatissimo e seguitissimo torneo cittadino intitolato a Leonardo Cesari, uno dei talenti cristallini dell’epoca, dove si cimentavano giocatori affermati ma anche talenti digiuni delle regole e della tecnica del basket.
La febbre del basket era ormai esplosa. Non si
vive di ricordi, ma rinverdire le emozioni sportive contribuisce a consolidare
il senso di appartenenza e d'identità. Perché certi amori non finiscono mai: e
quelli di "una volta", nel cuore dei tifosi e dei protagonisti di
ieri, idealmente sono ancora sul parquet a ricevere applausi.
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